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La genesi dei libri: il mondo editoriale nel 2020

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Il tempo è ancora così, sospeso, dall’ultimo articolo uscito su Blufiordaliso due settimane fa.

La quarantena continua, il lockdown sembra, ormai, quasi la normalità e tutto appare con i contorni sbiaditi di chi indossa la mascherina e porta gli occhiali, le lenti perennemente annebbiate.

Su Blufiordaliso, però, si parla di libri e questa è una riflessione del tutto personale sul loro mondo, su ciò che proprio in editoria sta accadendo in questo momento storico.

Partiamo da

Sì, facciamo una premessa e partiamo dai dati diffusi negli ultimi giorni, di provenienza prettamente economica, ma dalla portata notevole.

L’Osservatorio di AIE – Associazione Italiana Editori ha reso noti i primi dati sull’impatto che la pandemia Covid-19 ha finora (in una manciata di settimane) generato nel mondo editoriale italiano.

Stando ai dati raccolti (consultabili per intero qui) saranno 18.600 i titoli che non verranno pubblicati nel 2020, per un totale di circa 40 milioni di copie in meno stampate. Tra questi, sono 2.500 i libri che non verranno tradotti, quindi di provenienza internazionale.

Come si può notare anche senza molte conoscenze di economia, i numeri sono enormi.

Tutto questo si ripercuote, ovviamente, sull’intera filiera del libro e lo scenario che si prefigura è a dir poco allarmante.

Il 61% degli editori (un numero tristemente destinato ad aumentare) ha già annunciato che farà ricorso alla cassa integrazione e molti posti di lavoro precari (a partita IVA, con contratti di collaborazione o stage) salteranno.

Secondo l’ALI – Associazione Librai Italiani, le librerie italiane avranno una perdita di fatturato che si attesterà presumibilmente intorno ai 47 milioni di euro, corrispondenti a circa il 6% del giro d’affari derivante dalla sola vendita dei libri.

A questi si devono aggiungere i mancati incassi dovuti alla cancellazione di tutti gli eventi già programmati (e per i quali si erano sostenute presumibilmente pure delle spese): si parte dalle presentazioni con gli autori, i gruppi di lettura, attività, laboratori e workshop fino ad arrivare alle più grandi fiere di settore (per citarne soltanto due, la Bologna Children’s Book Fair – definitivamente cancellata – e il Salone Internazionale del Libro di Torino – per ora rimandato a data da destinarsi).

A soffrire delle tragiche conseguenze economiche che la scia di Covid-19 sta portando con sé saremo tutti: dagli editori – i primi di una ideale “time line della lettura” – fino ai lettori, i c.d. consumatori finali, che vedranno sugli scaffali molti meno titoli, avranno sicuramente meno potere d’acquisto e dovranno anche avere a che fare con tutte le difficoltà che investiranno un settore già di per sé messo a dura prova da tempo.

È da 17 anni che i dati sulla lettura e la vendita di libri in Italia sono praticamente fermi e gli investimenti in termini di cultura e promozione della lettura non hanno mai brillato per entità: concentrandosi sul piano legislativo, ecco arrivare (per alcuni) l’ennesimo colpo di grazia.

Il 25 marzo, infatti, è entrata in vigore la tanto chiacchierata nuova legge sul libro, approvata in via definitiva dal Senato della Repubblica lo scorso febbraio, dopo il via libera della Camera avvenuto a luglio 2019.

La legge n. 15/2020 Disposizioni per la promozione e il sostegno della lettura (qui il testo completo da fonte ufficiale) prevede, tra le altre cose, un limite per gli sconti da applicarsi alla vendita dei libri (notoriamente merce a prezzo imposto) che si abbassa dal 15% al 5%, con la possibilità per gli editori di programmare un unico periodo l’anno, limitato e preventivamente comunicato, durante il quale gli sconti potranno arrivare al massimo al 20% sul prezzo di copertina.

La faccenda degli sconti, come è facile immaginare, ha subito oscurato gli altri provvedimenti adottati dalla legge (tra cui lo stanziamento di nuovi fondi per la fiscalità delle librerie, per le Città del libro e la promozione della lettura), dividendo il mondo editoriale in due schieramenti opposti.

Da un lato, AIE che invoca fin da tempi non sospetti, ovvero ben prima che Covid-19 subentrasse nelle nostre vite, altre forme di sostegno economico per l’editoria, sostenendo che l’abbassamento del tetto di scontistica influirà notevolmente sulle vendite.

Dall’altro, ALI e le piccole case editrici, che salutano la nuova legge come la conclusione di un duro lavoro a sostegno delle realtà indipendenti, sempre più schiacciate dai grandi colossi (editoriali e online).

Anche i lettori, ovviamente, si sono divisi: da una parte i frequentatori abituali delle grandi piattaforme di e-commerce e librerie di catena, abituati a sconti sostanziosi (mai al di sotto del 15%); dall’altra i lettori che frequentano le librerie indipendenti e riconoscono in esse luoghi di comunità e dove si genera valore aggiunto, oltre che soli esercizi commerciali.

Insomma, le premesse sono dense di numeri importanti e pesanti, che inevitabilmente graveranno sulle spalle di tutti nei prossimi mesi, quando lentamente l’economia italiana comincerà di nuovo a essere operativa.

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Cosa ne sappiamo noi?

E noi, popolo di lettori e marginali addetti ai lavori (se ragioniamo in termini di book bloggers e literary bloggers), cosa sappiamo del mondo editoriale? Lo conosciamo davvero?

La risposta è no. Non ne sappiamo molto, non sappiamo tutto. Perché?

Beh, perché per tanti non è essenziale saperne poi molto e ci mancherebbe. In fondo, cosa sappiamo esattamente dell’industria cinematografica o del circuito di allestimento mostre italiano? Non è sempre necessario conoscere molto di ciò che ci dà svago: è il risultato finale, il lavoro compiuto quello che ci interessa. È gustarci un buon film e ammirare quadri appesi alle pareti ciò che realmente ci soddisfa. Paghiamo un biglietto e stop.

L’editoria è uno dei settori dell’economia di un Paese, partiamo da lì.

Ragioniamo, per ora, in termini macroeconomici, mettendo momentaneamente da parte il fatto che queste entità aziendali si occupino di promozione e diffusione della cultura.

Illuminante per me è stato leggere I libri costano troppo? di John Maynard Keynes, un sottile libercolo che Editori Laterza distribuisce gratuitamente e che non è difficile reperire in una buona libreria.

Keynes è un noto economista, celebre a livello mondiale soprattutto per le sue teorie che, concretizzate in azioni-Paese, hanno permesso agli Stati Uniti di uscire dalla grave depressione del 1929-30. Era anche un uomo di grande cultura, un letterato, frequentava il Circolo  Bloomsbury e questo sottile volume racchiude alcuni suoi interventi a proposito di libri.

Leggere le sue parole ci cala immediatamente nel mondo editoriale inglese degli Anni Venti e Trenta del secolo scorso, ma traslate alla situazione odierna, sono riflessioni che reggono ancora pienamente.

I libri costano troppo? È per questo motivo che la percentuale di lettori sulla popolazione totale è ancora così bassa? Oppure si tratta di un problema di base, di mancati o insufficienti investimenti sulla scuola, sulla promozione culturale?

Spostare le sue argomentazioni all’oggi viene semplicissimo. È proprio di questo che si continua a parlare, a discutere e una soluzione sembra non esserci mai.

Se la mettiamo sul lato prettamente personale, certo anche io vorrei che i libri costassero meno. Come vorrei costassero meno anche molte altre cose. Se guardiamo la situazione in termini economici, invece, capiamo in fretta che il margine di profitto è davvero poco, in tutte le ramificazioni che il mondo editoriale prende, a cascata, dall’editore al libraio.

Pare che in Italia il vero problema risieda nella distribuzione, quel circuito che ingloba centinaia di migliaia di copie, che permette loro di arrivare nelle mani dei lettori, ma che assorbe anche energie e capitali, oltre a destare qualche perplessità in termini di organizzazione del lavoro e contrattualistica, messi in rilievo da alcuni scioperi avvenuti lo scorso anno e che minacciano di ripetersi nuovamente.

Il mondo editoriale italiano (e internazionale) è fatto di molti tasselli, è una vera e propria filiera, ma se riusciamo con più facilità a immaginarci la filiera agro-alimentare, ad esempio, per quanto riguarda la “produzione” dei libri facciamo più fatica. Alcune figure ci sfuggono, perché operano nell’ombra e spesso i lettori non ne percepiscono l’effettivo lavoro: la figura dell’editor, per citarne una, è maggiormente nota da poco tempo a questa parte, mentre prima era conosciuta soltanto dagli addetti ai lavori. E cosa sappiamo del mondo tipografico? Molti editori, soprattutto di albi illustrati e libri per l’infanzia, soffrono la crisi dovuta a Covid-19 da prima degli altri: i loro libri sono stampati in Cina, dove le attività tipografiche a colori in alta qualità costano meno.

Basta un po’ di curiosità, molto studio. Basta leggere e informarsi. Tutto così ci sembrerà più chiaro e ci aiuterà a non fare due cose a mio parere deleterie:

  • urlare al complotto, sempre e comunque
  • accanirsi contro una percentuale di sconto ribassata

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Le librerie, che amiche

Chiudo la mia riflessione di oggi sul mondo editoriale parlando di librerie, quei luoghi dove la magia si ripete ogni volta, dove ci è possibile trovare quelle sostanze stupefacenti e stupende di cui non sappiamo fare a meno: le storie.

Spesso rileggo un altro piccolo libricino, sempre edito Laterza: L’ignoto ignoto di Mark Forsyth.

Queste pochissime pagine sono state un’illuminazione, tempo fa, e non smetterò mai di ringraziarle per tutto ciò che hanno portato: un amore ancora più sconfinato (se possibile!) per la lettura, una serie di dirette Facebook in compagnia di Marta, sulla pagina della sua libreria, Bufò, e alcuni inserti con consigli di lettura pensati per i lettori della libreria.

In L’ignoto ignoto Mark Forsyth, scrittore inglese, ci dice esattamente quello che ogni lettore sente dentro di sé da sempre, ma a cui non ha mai saputo dare una spiegazione.

Avete presente quando andate in libreria e scorrete con le dita i dorsi dei volumi, leggete quarte di copertine, passate del tempo e poi, proprio prima di andare via, vi cade l’occhio su un libro a cui non avevate minimamente pensato, di cui non sapevate nemmeno l’esistenza?

Quel libro è lì esattamente per voi. Lo prenderete. Lo leggerete. E sarà una delle scoperte letterarie più belle mai fatte. Il fascino della sorpresa. La magia della storia. Quelle parole. Vi attendevano. Dovevano per forza essere vostre.

Ecco, tutto questo è l’ignoto ignoto. Tutto ciò che nemmeno sapevamo di non sapere. E che arriva inaspettatamente nelle nostre vite sotto la forma di un oggetto chiamato libro, attraverso parole, capitoli, pagine intere di storie.

È bellissimo e lo sappiamo. È un’emozione difficile da descrivere, assimilabile forse solo alle farfalle nello stomaco, quelle che proviamo quando ci innamoriamo davvero, quando incontriamo la persona che ci fa battere il cuore più forte di ogni altra.

Dell’ignoto ignoto possiamo innamorarci in libreria. L’ignoto ignoto è timido, spesso sta nascosto e si rivela al lettore soltanto grazie all’intermediazione del/la libraio/a, quella figura umana quasi mitologica per l’insieme di personalità che racchiude in sé: lettore forte e appassionato; imprenditore; magazziniere; addetto alle pulizie; social media manager; fattorino; consigliere. (Tutte declinazioni ora poste al maschile, ma facilmente e spesso ritrovabili altresì in in forma femminile, ci mancherebbe!)

Le librerie sono l’ultimo avamposto della filiera del libro, i luoghi dove la “time line della lettura” che vi ho citato prima termina.

Sono i posti dove possiamo trovare tutti i libri che vogliamo: il noto e l’ignoto ignoto. Proprio tutto. Sono luoghi del cuore, in molti casi, fatti di persone e di comunità, di gesti semplici e amorevoli, di grande cultura e di bellezza. E sono anche esercizi commerciali, in questo momento con la serranda abbassata per contribuire alla salute pubblica.

Aiutiamoli, facciamo il possibile per loro. Perché fare il possibile per loro equivale a farlo anche per noi: salvare le medio/piccole librerie ci renderà sempre possibile quell’indipendenza che solo il sapere, i libri, la cultura possono garantirci.

Nel caso voleste ulteriormente approfondire, vi lascio i link di alcuni articoli in cui sono incappata recentemente:

  • su Il Libraio a proposito della nuova legge sul libro
  • su Il Libraio a proposito dei dati AIE
  • su Il Post a proposito dei dati ALI e di numerose iniziative
  • su Il Bo Live a proposito dei dati AIE
  • Bookblister (le riflessioni, i consigli e la rassegna stampa raccolta da Chiara Beretta Mazzotta)

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