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Verso nuovi libri

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Mettere su carta (virtuale) tutto ciò che sta accadendo in questi giorni.

Come una specie di diario, di zibaldone, di lettera mai inviata a parenti e amici lontani.

È un po’ l’intento di questo articolo, in cui sicuramente non vi parlerò di particolari medici relativi al Covi-19, né vi riporterò notizie, aggiornamenti, pettegolezzi, insomma tutto quello che potete trovare sui giornali, sui social, al tg.

Vi scrivo questa sorta di lunga lettera per raccogliere sensazioni sparse, per parlarvi di come la me lettrice, blogger, umana che cerca di fare promozione della lettura, donna, figlia, sorella sta vivendo il periodo di quarantena.

Tante persone lavorano da casa con lo smart working (ci voleva una pandemia per capacitare aziende e lavoratori della fattibilità?); gli studenti seguono lezioni on-line, tra piattaforme scolastiche e Youtube. Questa è la maggioranza.

Poi ci sono lavoratori in ferie forzate o in congedo non retribuito. Partite Iva pressoché ferme. E persone che continuano a lavorare perché lo fanno in ambiti di prima necessità.

Ci sono medici, infermieri e tutto il personale degli ospedali, a cui dobbiamo moltissimo.

Ci sono i cassieri e i collaboratori dei supermercati, a cui dobbiamo moltissimo.

Ci sono i lavoratori dell’agricoltura, a cui dobbiamo moltissimo.

Anche io sono tra queste categorie di lavoratori e continuo ogni mattina a uscire di casa per andare in ufficio. Una routine che (per ora) si mantiene in un mondo completamente mutato.

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In poche settimane è cambiato il modo di approcciarsi agli altri, l’aria è diventata silenziosa e sa di disinfettante, le persone cantano dai balconi e dai balconi ascoltano messaggi provenire dalle auto delle forze dell’ordine.

Io, che di mostrarmi in fotografia e in video ho sempre avuto vergogna, mi sto riscoprendo avida utilizzatrice di video-chiamate WhatsApp: tutto pur di vedere la mia famiglia, gli amici; tutto pur di sincerarmi che stiano bene.

All’improvviso, eccoci piovuto in testa il tempo che abbiamo sempre bramato e mai avuto in tutti questi anni. Spiazzati, ci aggiriamo tra salotto e camera da letto senza sapere bene cosa fare delle nostra ossa, come dicono le mie nonne.

Io leggo, semplicemente. Beata e paciosa, recupero libri acquistati e mai letti e li consiglio.

Sui social, a voce, in foto, in video, dal vivo (a un metro di distanza), ovunque.

#hounlibroperte è l’hashtag che ho creato per raccogliere i consigli di lettura di tutti coloro che desiderano regalare un bel titolo a tutti.

Durante il fine settimana chiunque può consigliare un libro su Facebook e Instagram con un post, una foto, delle stories e targando tutto con #hounlibroperte stiamo creando un piccolo archivio di consigli libreschi molto interessanti.

E i Gruppi di Lettura? Beh, loro sono una delle noti dolenti di questo periodo.

Ritrovarsi insieme per fare lettura condivisa crea situazioni di assembramento in libreria e ci siamo dovuti fermare. Non c’è stato l’incontro dedicato ai classici del ‘900, che aveva per protagonista Beppe Fenoglio e La malora (Einaudi). Non ci sarà, questo giovedì, l’incontro del gruppo di narrativa contemporanea, dedicato a I cieli di Sandra Newman (Ponte alle Grazie). Non c’è stato l’incontro di Marzo di Profumo di Pagine.

Marta ha chiuso Bufò, così come le porte di tutte le librerie d’Italia si sono chiuse dopo l’emanazione dell’ultimo, necessario decreto governativo d’emergenza.

Non poter incontrare lettrici e lettori, non poter discutere con loro delle letture scelte, non poterli guardare negli occhi, ascoltare condividendo sorrisi, risate, focaccia… È dura.

Ma ci sentiamo via mail, faremo delle dirette sui social, condividiamo pensieri e curiosità libresche su un gruppo Telegram nato apposta per affrontare l’emergenza da evitiamo-gli-assembramenti.

Molte uscite editoriali sono state rimandate e così aspetto ancora un po’ La strada di casa, l’ultimo romanzo di Kent Haruf che il team di NN Editore ha deciso – sapientemente – di spostare al giorno della resurrezione, il giorno in cui, finalmente, la vita di tutti potrà ripartire.

Già, quest’anno mi sa proprio che la vera Pasqua coinciderà con il termine della quarantena, con il mattino in cui tutti potremo nuovamente uscire per strada, stare più vicini, smettere di scrivere #iorestoacasa.

A forza di restare in casa e cucinare alla fine di tutto saremo tutti ciccioni, obesi: questo è il messaggio che, tra il sarcastico e il tentativo (vano) di fare allegria gira in queste ultime ore online, un po’ dappertutto.

Io, che cicciona lo sono già, non ho bisogno di una pandemia per diventarlo e realizzo con sconcerto che aumenta ogni minuto quanto il discorso sia volto alla grassofobia. Avremmo potuto tirare fuori qualcosa di buono da tutto questo, riscoprire radici e vecchie ricette di casa; invece ci si preoccupa solo di giustificarsi anticipatamente per un corpo che, secondo menti distorte, non risponderà più al canone.

Insomma, questo Covid-19 è tutto questo e molto altro. È, comunque, l’espressione dell’umanità, dell’italianità che, per fortuna, ha saputo correre ai ripari (si spera) per tempo.

Cosa accadrà, non ci è dato saperlo.

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Io, per ora, leggo. E scrivo. Una lunga lista di bellezza, di cose che farò non appena si potrà:

rivedere la mia famiglia. Tutta. Subito. Cucinare insieme e sederci intorno a una tavola imbandita, perché quel giorno sarà domenica e il pranzo della domenica è sublime.

andare in libreria. Subito. Comprare Olive, ancora lei di Elizabeth Strout (Einaudi), La strada di casa di Kent Haruf (NN Editore), Cercando Virginia di Elisabetta Bricca (Garzanti). Spulciare tra gli scaffali, scorrere col dito sui dorsi dei volumi, trovare qualcosa a cui non avevo pensato.

andare alla Reggia di Venaria, rinnovare il mio Abbonamento Musei e visitare mostre e giardini.

finire di programmare il viaggio che avevo in mente e dargli una data certa, finalmente.

andare al vivaio e prendere tutte le piante che ho in mente di mettere in giardino; acquistare tutto l’occorrente per creare il mio orto in terrazzo.

passeggiare. A lungo e senza meta, lentamente. Per Torino, per la campagna, per la mia città. Camminare ascoltando podcast senza dovermi preoccupare di indossare una mascherina o di passare necessariamente a più di un metro di distanza da tutti.

Questa lista è un continua evoluzione, ci aggiungerò altri punti e aspetterò pazientemente la luce di una nuova alba.

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