I colori del fiordaliso
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#SalTo18, una settimana dopo

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Mi sono presa qualche giorno di tempo per pensare e scrivere di questo 31° Salone Internazionale del Libro di Torino, il primo vissuto con il pass stampa per Blufiordaliso, che ora, quindi, accoglie un post in cui vi racconto un po’ cosa ho fatto.

Questo blog è stato un investimento per me, sia in termini di spesa che di tempo.

Mi rendo conto di non fare ancora abbastanza per le sfumature delle mie storie, che dovrei dedicarci molte più energie per trarne maggiori benefici, ammortizzare i costi, scrivere: spero di poterlo fare d’ora in avanti.

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Il Salone, che si è concluso da una settimana, ha segnato un momento importante nella mia vita di lettrice, appassionata di mondo letterario, blogger alle prime armi e aspirante scrittrice.

Ci sono stati pro e contro, naturalmente, inerenti organizzazione e partecipazione, ma non è mio intento analizzarli in questo post. Molti altri book blogger e giornalisti se ne stanno occupando e sono molto più informati in materia rispetto a me.

Per quanto mi riguarda, arrivare un po’ in anticipo rispetto all’orario di apertura e fare la coda aspettando pazientemente il mio turno, sono la normalità di anni di Salone da visitatrice con un biglietto ordinario.

Ciò che è stato importante, durante questo #SalTo18, sono stati gli incontri.

E non mi riferisco alle grandi presentazioni, alle code per incontrare i guru della narrativa internazionale – che erano tanti e hanno incontrato sempre i loro lettori con gioia e dedizione. Parlo delle persone che ho avuto modo di conoscere, dei piccoli editori indipendenti che ho scoperto, degli eventi del Salone OFF a cui ho partecipato.

Quest’anno il mio tempo è stato equamente diviso fra le mura del Lingotto e gli spazi della città, che ogni anno si trasforma in una “libreria diffusa” e offre a tutti occasioni importanti in termini di presentazioni, incontri con gli autori, attività e laboratori nella maggior parte dei casi gratuiti.

Tutti questi eventi, protetti dal grande ombrello (poiché di temporali, in questi giorni, su Torino se ne è visti parecchi!) marchiato Salone OFF, sono a cura di librerie, biblioteche, circoli culturali e ricreativi, scuole, musei e gruppi di persone che, a vario titolo, lavorano durante l’anno per promuovere la lettura e, più in generale, la cultura.

Nel corso di un’ottima cena organizzata dall’elettrico bookclub Teste di Medusa, ho conosciuto mitici librai italiani all’estero. Ci hanno raccontato le loro esperienze di vita e dato consigli letterari. Tra un bicchiere di vino e ottimi piatti serviti ai tavoli del ristorante enocucina Quadre, abbiamo chiacchierato di difficoltà, soddisfazioni, titoli e autori. Una di questi librai è Silvia Chiarini: lei si occupa del settore italiano alla libreria Hartliebs Bücher di Vienna. Il suo non è fare la libraia; è un essere libraia: i libri le scorrono nel sangue. Si capisce dalle parole, dal modo di raccontare, dagli occhi che le brillano quando scopre la possibilità di incontrare un autore che ama.

Rivedo Silvia un’altra volta, in occasione di un incontro speciale, uno di quei momenti che racchiude in sé così tanta energia che poi ci si sente invincibili per una settimana. È sera e ci incontriamo da Bufò, la libreria per giovani menti che risplende della luce di un’altra soave libraia, Marta Bianco. L’appuntamento del Salone OFF è dedicato a Fabio Stassi, il curatore delle edizioni italiane di Curarsi con i libri e Crescere con i libri, pubblicati da Sellerio. Fabio arriva dal Salone ed è contento di vedere dei lettori, di parlare del suo essere bibliotecario pendolare da molti anni e di come sia arrivato a questi due prontuari letterari con i rimedi per ogni malessere del corpo e dell’anima. Chiacchieriamo con lui come tra amici, ci lasciamo andare a riflessioni che riguardano tutta la nostra società, parliamo di festival letterari e delle sfide che ci riserverà il futuro. Con noi ci sono due grandi protagoniste, Angelica e Maria Carmela Sciacca, altre due libraie nel cuore che arrivano dalla Libreria Vicolo Stretto di Catania.

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Noi ci eravamo viste il giorno prima al Salone, incontrate per caso. Mamma mia, che potere ha la lettura. In mezzo a centinaia di persone, si incontrano anime belle.

Il mio primo giorno al Salone si è dipanato in un giro dedicato prevalentemente ai padiglioni 1, 2 e 4. Il mio fedele trolley blu ha accolto libri, cataloghi e buste colorate. Ho incontrato lettori, editori, autori. La presentazione che ho scelto per il venerdì al Salone è stata quella dedicata a L’uomo dei boschi di Pierric Bailly (Edizioni Clichy – collana Gare du Nord). Marco Missiroli lo ha intervistato e ha chiacchierato con lui allo Spazio Internazionale: lo abbiamo ascoltato parlare della sua esperienza narrativa autobiografica e di come questo storytelling di verità e indagine sulla propria vita sia oggi considerato in Francia come narrativa di serie b, i lettori alla ricerca del cosiddetto roman total, il romanzo totale di pura fiction. Una dimensione in controcorrente rispetto al panorama letterario italiano, dove la fiction regna indiscussa e i lettori scoprono oggi le voci francesi che sconvolgono nell’anima, come Pierric Bailly e Annie Ernaux.

Torno al Salone la domenica, in compagnia di un’amica fervida lettrice, Élodie. Il trolley blu ci segue nell’ampio giro dedicato al padiglione 3, dove facciamo parecchie tappe e incontriamo nuove letture nel nostro cammino. La luce negli occhi si fa sempre più pura, anche quando, ben decise a coltivare il nostro spirito internazionale, ci accaparriamo libri in lingua originale (inglese e francese, non esageriamo!) e veniamo immortalate in una fotografia come creature rare (e stanche!) allo stand di COLTI, dai librai Andrea Bertelli di La Gang del Pensiero e Davide Ferraris di Libreria Thèrese.

Ma non è finita qui: il Salone è il luogo degli incontri per eccellenza e non potevo non dare appuntamento a Ilaria Scarioni. Bellissimi i nostri messaggi: Ciao! Ci sei? Sì, sono al K25. Ok, arrivo da te. Codici da servizi segreti per mettere alla prova il nostro senso dell’orientamento. È sempre bello incontrarsi di persona, quando prima si è stati soltanto amici virtuali. E la cosa ancora più bella è potersi rivedere tra non molto.

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A distanza di una settimana non ho ancora avuto cuore di sistemare tutto ciò che mi sono portata a casa: libri, cataloghi, segnalibri, biglietti da visita giacciono ancora sul tavolo della mia cucina. Sfilo dalla pila soltanto i libri, uno alla volta, per leggerli.

Perché sistemando tutto è come se l’incantesimo si spezzasse ed è bello farlo durare ancora un po’. Tergiversando e convincendomi a non sistemare ancora nulla, ho fatto due conti. Questo #SalTo18 si è concluso con: 3783 pagine di storie da leggere; 3 magnifici albi illustrati che mi hanno fatta commuovere, allo stand di Kite Edizioni e di cui sicuramente scriverò su Blufiordaliso; 2 libri da parati di VerbaVolant Edizioni; 14 segnalibri; 2 shopper; 12 cataloghi e 3 taccuini.

Soltanto due le consolazioni (ma grosse): tanti bei libri da leggere e il 32° #SalTo, che arriverà il 9 maggio 2019.

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