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Il sole splendeva sul giardino segreto

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Da quasi una settimana il sole splendeva sul giardino segreto. Mary lo chiamava così; quel nome le piaceva e le piaceva ancora di più la sensazione che, quando era chiusa tra i suoi vecchi muri, nessuno sapesse dove fosse.

Tutte e tutti ci siamo sentiti, prima o dopo nella vita, come Mary Lennox: abbandonati, soli, testardi, coraggiosi, indomiti. E anche pieni di voglia di fare, di luce, desiderosi di respirare a pieni polmoni e incamerare quanta più bellezza possibile.

Il giardino segreto è il romanzo di questo appuntamento di Giardini Letterari, la rubrica di letteratura verde e gardening tips con cui Clara e io vi facciamo conoscere libri che hanno i giardini come protagonisti.

La storia in molti la conoscono già, ma chi di voi ha letto la versione integrale del romanzo in età adulta? A me è successo ora, in occasione della preparazione di questo appuntamento. Ne avevo letta una versione per ragazzi, da bambina; avevo visto il film del 1993 con Kate Maberly e la mitica Maggie Smith nei panni della signora Medlock. Ma mai mi ero approcciata da adulta a questa storia e come sono felice di averlo fatto!

Ho scelto per la mia lettura l’edizione Einaudi che ha in copertina una meravigliosa illustrazione del 1908 di Jessie Willcox Smith, nella traduzione di Luca Lamberti e con l’introduzione di Alice Sebold e un saggio di Carlo Pagetti che hanno reso la mia riscoperta ancora più completa e interessante.

Per rispolverare la memoria collettiva, Il giardino segreto racconta la storia di Mary Lennox, una bambina descrivibile come “10 anni e tutta un capriccio”. Bruttina, abituata a essere trattata come una principessa dalla servitù di un’India coloniale con grandi differenze di classe, ignorata dai genitori e totalmente priva di appigli con la realtà quotidiana, improvvisamente si ritrova orfana, unica sopravvissuta all’epidemia di colera che si abbatte sulla famiglia. Viene, quindi, spedita in Inghilterra a casa Craven, dove ad attenderla dovrebbe esserci uno zio che non conosce e che, in realtà, non è per niente interessato a lei. Sui binari della stazione Mary trova ad aspettarla la signora Medlock, la governante di casa e lì inizia la sua avventura alla scoperta del famoso giardino segreto. Stufa di passare le giornate chiusa in casa, Mary comincia ad avventurarsi tra i giardini della villa e, complice un fortuito incontro con un pettirosso, scopre che oltre l’alto mura di cinta si nasconde un altro giardino, un luogo inaccessibile, nascosto e misterioso, di cui nessuno parla. Lo zio Craven, così taciturno, triste e scontroso, lo tiene chiuso da quando, proprio lì, la signora Craven morì, a causa di uno sfortunato incidente. 

Ma questa è una storia di doppi incontri perché, se fuori Mary scopre un giardino nascosto, dentro la villa sente il pianto di un bambino e dietro una pesante porta trova… Suo cugino! Malaticcio e triste, anche Colin Craven è tenuto chiuso in casa notte e giorno perché l’aria aperta è considerata malsana per le sue condizioni di salute. Come capita molto spesso, il suo dolore è in realtà dettato soltanto dalla mancanza di affetto e la capricciosa Mary se ne accorge subito, così come sa immediatamente che la cura a tutti i mali che affliggono il cugino può essere soltanto una: il giardino segreto.

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foto di Sara Valinotti, fiori nei giardini della Reggia di Venaria Reale

Con l’aiuto di Dickon – un ragazzo straordinario, che nella storia assume i contorni di un aiuto giardiniere speciale e che per me è il personaggio migliore del romanzo – Mary e Colin riscoprono il giardino nascosto, gli ridanno vita, capiscono che stare in mezzo alle piante fa loro bene, imparano a rispettare i ritmi della giornata, delle stagioni, del clima. Si determinano in autonomia, disegnano i contorni e la sostanza di loro stessi mentre piantumano bulbi, osservano le rose, chiacchierano e zappettano aiuole.

E le rose… Le rose! Spuntavano dall’erba, intorno alla meridiana, attorcigliate ai tronchi degli alberi, spioventi dai loro rami; si arrampicavano anche sui muri e li cospargevano di lunghe ghirlande, ricadendo in cascate, tornando a vivere giorno dopo giorno, ora dopo ora.

Quello che oggi è considerato il romanzo più famoso dell’autrice anglo-americana Frances Hodgson Burnett uscì a puntate nel 1910 sulla rivista The American Magazine e l’anno successivo venne raccolto in volume e pubblicato in America e Regno Unito.

Il successo fu immediato e la storia divenne ampiamente conosciuta soprattutto durante la Prima Guerra Mondiale, quando i soldati inglesi la lessero al fronte: molti di loro, in effetti, erano soltanto degli adolescenti e pagine come queste erano in grado di risollevare il morale, di dare coraggio e speranza in un lieto fine e in un ritorno a casa dove – chissà – un giardino segreto bellissimo li stava aspettando.

La critica, però, per molti anni non lo indicò come il capolavoro di Frances Hodgson Burnett: volumi come La piccola principessa o Il piccolo lord erano, infatti, più quotati e apprezzati.

La riscoperta di Il giardino segreto è, dunque, abbastanza recente e possiamo stabilirla a partire dagli Anni ‘70 del secolo scorso. La trama, a livello educativo, venne rivalutata per il suo approccio naturalistico e fortemente libero: l’idea secondo la quale i ragazzi possano educarsi da soli stando all’aria aperta cominciò, infatti, a essere considerata un approccio utile (mentre andava fortemente controcorrente negli Anni ‘20, quando il romanzo arrivò al grande pubblico). 

Rivolgendo le proprie attenzioni a una realtà come il giardino – che richiede cura, progettazione, inventiva, dedizione – bambini e bambine possono scoprire un mondo naturale in grado di dar loro delle regole sane e un buon livello di autonomia, incrementando l’amicizia, la collaborazione, il rispetto per il ritmo delle stagioni: tutto ciò a inizio secolo appariva, ovviamente, rivoluzionario. 

Il giardino segreto arrivò, infine, al grande pubblico internazionale negli Anni ‘80. Il motivo? Prosaicamente, puramente economico. L’autrice, infatti, morì nel 1924 e i diritti sull’opera si liberarono tra il 1987 e il 1995 in tutti i Paesi occidentali: uscirono, pertanto, numerose traduzioni e molte versioni ridotte rivolte a bambini e ragazzi che ne decretarono il vero successo che un classico come questo merita.

Rileggere questa storia in età adulta ha avuto il sapore dolceamaro di un ricordo d’infanzia: da un lato mi gustavo, pagina dopo pagina, un classico indiscusso dalla scrittura elegante, dall’altro mi facevo cogliere da un pizzico di malinconia al pensiero che il giardino non sarà mai più, per me, la scoperta primigenia avuta col mio primo innamoramento. A lettura conclusa, però, mi sono anche detta che tutto l’entusiasmo di Mary, di Dickon e Colin per il giardino io non l’ho mai perso e che, in fondo, la scoperta è quotidiana perché ciò che mi riservano piante, fiori e alberi è sempre una sorpresa. E voi, siete pronti a lasciarvi sorprendere ancora?

testo di Sara Valinotti, Blufiordaliso

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foto di Sara Valinotti, viale alberato nei giardini della Reggia di Venaria Reale

I paesaggi, le essenze, i fiori

Quando Mary arriva in Inghilterra è inverno e la campagna inglese, estesa e dormiente, è sconosciuta all’immaginario della bambina vissuta nell’afosa India durante i primi 10 anni di vita. Diffidente e contrariata, Mary osserva dalla finestra della sua stanza “un gran tratto di terreno in salita, privo di alberi, che sembrava un mare sconfinato, malinconico e violaceo”. “È la brughiera” – dice Martha, la cameriera, con aria rassicurante – “vi sembra troppo grande e spoglia ora ma vedrete che in seguito vi piacerà. È ricoperta di tante piante che crescono ed emanano un dolce profumo. In primavera e in estate, quando fioriscono la ginestra, l’erica e il ginestrone, è bellissima”. Il grande giardino della villa è immerso in questo paesaggio battuto dai venti invernali: gli alberi, le siepi, le aiuole sono spogli e tristi; solo l’edera, rigogliosa e di un verde brillante, copre vigorosamente i muri di piccoli giardini dove crescono protetti gli alberi da frutto e gli ortaggi invernali. Ben Weatherstaff, l’anziano giardiniere della proprietà, accompagnato da un sagace pettirosso, animano il giardino preparandosi all’arrivo imminente della primavera. La brughiera si trasforma, si tinge di azzurro, e con essa si trasforma anche Mary; la terra è fertile e umida: è arrivato il tempo della semina. Nelle aiuole spuntano i primi germogli verdi: “Saranno crochi, bucaneve e narcisi” spiega Ben, il giardiniere. 

Nel giardino segreto, le alte mura che lo circondano sono coperte di rose rampicanti che si intrecciano e si avvinghiano ai grandi alberi formando ponti sospesi nell’aria; il terreno è ricoperto di erba dalla quale spuntano cespugli di rose, ancora dormienti. Sedili in pietra e vasi in terracotta coperti di muschio giacciono qua e là nel giardino; piccoli germogli verdi punteggiano le aiuole: “potrebbero essere crochi, bucaneve e narcisi” riflette Mary tra sé e sé sorpresa che la magia dei bulbi si ripeta di anno in anno, senza che l’intervento dell’uomo abbia alcun impatto sul loro manifestarsi puntuali, sul finire dell’inverno.

Il giardino segreto diventa l’occupazione principale della ragazza, che “ruba” benevolmente consigli a Ben e impara ad utilizzare gli attrezzi da giardino offerti da Dickon: Mary zappa, strappa erbacce assiduamente agevolando il lavoro frenetico del terreno, scaldato dai primi raggi di sole, semina papaveri bianche e consolida reale azzurro. Asfodeli, mughetti, campanule, i primi germogli sui rami delle rose, i peschi e i susini in fiore annunciano la bella stagione. Nei giorni di maltempo, Mary, Colin e Dickon sfogliano libri che trattavano di fiori: “Non so il nome esatto di quello – disse Dickon indicando un fiore sotto il quale c’era scritto “Aquilegia” – ma noi lo chiamiamo colombina. Quell’altro è una bocca di leone: tutti e due crescono allo stato selvatico nelle siepi. Questi invece, sono fiori di giardino e sono più grandi e più belli. Ci sono alcune grandi macchie di colombine nel giardino. Quando sbocceranno, sembreranno aiuole di farfalle azzurre e bianche”. 

Il giardino segreto fiorisce sempre di più e ogni mattina mostra nuovi miracoli: iris delphinium e gigli bianchi spuntano dall’erba a fasci, “sotto gli alberi e nei vasi grigi delle nicchie c’erano pennellate o macchie d’oro, di porpora o bianco; si sentivano palpiti d’ali, dolci suoni flautati, ronzii, profumi”

“Mentre il giardino segreto tornava a vivere, Mary e Colin tornavano a vivere con lui”.

testo di Clara Stevanato, La jeune botaniste

Consigli di lettura

Il giardino segreto di Frances Hodgson Burnett

Einaudi, pp. XXXVI – 252, trad. Luca Lamberti

L’Ippocampo, pp. 384, edizione illustrata Minalima

Salani, pp. 336, edizione per ragazzi, trad. Pia Pera, ill. Fabian Negrin

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foto di Sara Valinotti, vasca di piante acquatiche alla Reggia di Venaria Reale

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